SaaS in Italia
Il Software as a Service (fino a ieri
chiamato ASP) nel mondo gestionale (ERP e CRM) non ha
avuto fino ad oggi un buon successo in Italia,
nonostante ci sia un ambiente ideale costituito da >
3.000.000 di PMI con una media di 3 dipendenti ciascuna
e nessuna possibilità di gestire all’interno una
infrastruttura IT.
Il primo esempio risale al 2000 quando
una società del gruppo Fastweb, di nome B2Biscom,
presentò sul mercato una suite composta da un servizio
di eProcurament, un ERP, un servizio di Paghe on line,
più altro software per gestire e creare dei siti.
Fu un clamoroso insuccesso dovuto
all’inconsistenza della politica di marketing che
poggiava sul principio che chi vendeva connettività
poteva vendere anche software gestionale. Stesso errore
commesso qualche anno dopo da Telecom Italia
nell’offrire il CRM Salesforce.com. Vi sono poi stati
insuccessi nel presentare piattaforme complesse come SAP
in modalità “on demand”, un concetto di outsourcing
presentato come un “pay per use”, offerto però a PMI che
non si potevano permettere un progetto, anche se
ridotto, di implementazione di un ERP.
Dal 2004 assistiamo ad un arrancare di
piccole aziende che presentano le loro soluzioni
gestionali SaaS in modo "parrocchiale", senza un preciso
modello di business.
Questo però non è una caratteristica solo
italiana : anche in nord Europa, come in USA, alcune
Software House con un prodotto distribuibile nativamente
in Internet tramite una interfaccia HTML, stanno
vendendo la loro offerta SaaS con infinite difficoltà.
La prima è che debbono sostenere il
business SaaS con altri business : chi con la vendita
tradizionale in licenza d’uso, chi con altri business
come la consulenza fiscale/organizzativa, chi con il
business del Data Center. La seconda è che non sono in
grado di offrire un vero servizio SaaS ma corrono
continuamente dietro a un mercato ancora immaturo invece
di proporre e sostenere quello che veramente il mercato
vuole.
Questo perché è un mondo ancora in mano
ai tecnici informatici che ragionano secondo il concetto
“dimmi cosa vuoi, che lo faccio”.
SaaS è una commodity : prima deve essere
disegnato un “prodotto” per un target di clientela, poi
questo prodotto deve essere offerto a questo target con
il concetto di implementare e migliorare il disegno, non
rincorrere le richieste particolari di clienti
particolari.
L’incapacità di disegnare un prodotto, la
mancanza di cultura imprenditoriale, il desiderio dei
tecnici di fare i consulenti e non i produttori e la
endemica mancanza di fondi sono le vere cause di un
insuccesso che è dimostrato dai ritmi di crescita.
La crescita espressa in decine di aziende
connesse e in centinaia di posti lavoro sono più simili
ai tradizionali gestionali su licenza che a quelli di un
servizio che deve trovare il modo di essere accettato da
migliaia di PMI.
Le previsioni a breve termine
In alcuni settori, il modello Software as
a service è destinato a diventare standard in breve
tempo. Secondo la società di ricerca e analisi Gartner,
per il momento i mercati in cui si sviluppa questo
modello sono soprattutto il customer relationship
management con il 12% di diffusione nel 2006 e l'integration
as a service con il 10%, mentre rimangono un po'
indietro il mercato ERP o Enterprise Resource Planning e
il supply chain management, per la gestione del processo
di produzione.
Come si vede, si tratta ancora comunque
di segmenti di business particolari, relativi
soprattutto alle grandi aziende. Ma è proprio dalle PMI
che potrebbero arrivare le novità più interessanti.
Infatti, i provider, cioè i distributori di software,
stanno mettendo a punto sempre più soluzioni complete
per la gestione aziendale e dei processi proprio per le
aziende piccole e medie.
Se finora avevano avuto poco a che fare
con il modello Saas, nel futuro saranno proprio le PMI a
essere investite da questa trasformazione.
E quelle a lungo
Secondo uno studio
commissionato dalla società inglese
Rackspace, nel 2020 (meno di 13 anni) il Saas sarà la
norma nel mondo aziendale e i programmi saranno
definitivamente in outsourcing. Il tutto favorito anche
dallo sviluppo delle connessioni al Web in mobilità, in
ogni luogo e pressoché con ogni dispositivo, secondo la
previsione della pervasività di Internet che è ormai
accettata globalmente da tutti i commentatori e gli
esperti. A Internet si avrà accesso ovunque e con tutti
gli strumenti elettronici.
Cosa resterà delle Pmi
Alle imprese, in sostanza, resterà il
proprio core business, depurato di tutti gli altri
aspetti. Aggiungere valore alla produzione sarà l'unico
scopo, indipendentemente dalle tecnologie e dai
software, che saranno messi a disposizione da altri. La
disponibilità di questi strumenti sarà messa a
disposizione in Rete (accessibile ovunque) e dalla Rete,
nel senso che ogni azienda si circonderà virtualmente di
partner in grado di supportarla online per raggiungere i
propri obiettivi.
A trarne vantaggio saranno anche i
lavoratori, sempre meno vincolati ai luoghi fisici di
lavoro. Dubbi invece rimangono per il futuro dei
comparti IT: se da una parte è certo il calo di lavoro
in termini di assistenza e supporto interno all'impresa
(ci penserà il distributore), il loro futuro potrebbe
essere sempre più ai margini, con un'uscita dai processi
aziendali, oppure sempre più al centro, se il comparto
saprà leggere in modo corretto questa evoluzione,
diventando elemento centrale per lo sviluppo della Rete
di partner. L'impresa comunque diventerà sempre più
distribuita.
I tempi della rivoluzione
La rivoluzione descritta sembra ancora
molto lontana nella pratica, e per certi versi
irrealizzabile. Invece è lo sviluppo naturale di quanto
sta accadendo nel mondo dell'informatica e di Internet.
Per capire se è plausibile o meno, basta guardarsi
indietro, a 13 anni fa lo stesso tempo che ci separa
dalle previsioni dello studio.
Nel 1994, i computer che erano collegati
al Web erano pochissimi, anche in ambito aziendale. I
software sempre rigorosamente proprietari (con alcune
sperimentazioni di collaborazione esterna via linee
dedicate per i programmi talmente complessi che
richiedevano società apposite per la loro gestione).
Concetti
come lavoro da remoto, collaborazione a
distanza e gli stessi ambiti di lavoro che la tecnologia
ha promosso delle semplici chimere.
Ancora convinti che nel 2020 tutto sarà
come oggi? Per questi motivi le aziende più orientate al
Web e alla tecnologia dovrebbero cominciare a muovere i
primi passi in quest'ottica, senza pericolosi salti in
avanti, ma introducendo gradualmente il modello del
software as a service e il concetto di azienda
distribuita, sia nei confronti dei propri dipendenti sia
nei confronti dei propri partner, da coinvolgere nel
processo di collaborazione basato sulle tecnologie.