Software-as-a-Service (SaaS) in Italia



SaaS: il software corre su un filo

A cura di FERRI GABRIELE Pubblicato il 22-12-2008

Un modello che nel 2012 dovrebbe raddoppiare a livello worldwide il già consistente giro d’affari che si prevede per il termine dell’anno in corso e spinge aziende fornitrici e clienti a porsi una serie di domande

Di Gabriele Zacchetti
 

Il Web 2 ha aperto una serie di interessanti opportunità, la prima è che a fare da client per una qualsiasi applicazione sia un semplice browser. Se a questo aggiungiamo il fatto che la banda larga raggiunge una consistente parte della popolazione, viene veramente spontaneo chiedersi se sia veramente il caso di tenersi in casa hardware e software con tutti i problemi, e relativi costi, che a questi si accompagnano. Se definiamo il SaaS (Software-as-a-Service) come un software posseduto, distribuito e gestito in remoto da un’azienda fornitrice del servizio, molto spesso questa può essere la strada che le imprese, soprattutto quelle di dimensioni più contenute, possono intraprendere per liberarsi una volta per tutte dai costi fissi di un sistema informativo.

Gli analisti in proposito sono molto chiari e i numeri parlano da soli. Secondo Gartner già alla fine di quest’anno il revenue a livello worldwide per quanto riguarda i servizi SaaS dovrebbe raggiungere i 6,4 miliardi di dollari contro i 5,1 dello scorso anno, il che rappresenta un aumento del 27% circa. Ma il dato più significativo è che il valore dovrebbe toccare nel 2012 quota 14,7 miliardi.

Non è certo la prima volta che il problema sorge e viene affrontato. Non molto tempo indietro si era parlato di Asp e, nonostante le attese e le previsioni favorevoli a una soluzione di questo tipo, i risultati si sono rivelati alquanto modesti. Ma i tempi sono cambiati, siamo in un nuovo millennio. Siamo pronti per un salto epocale? Quanto possono essere attendibili le previsioni degli analisti?

Per capirne di più ci siamo rivolti come sempre ad aziende del settore che stanno investendo con un sempre maggior interesse in questa direzione.

SaaS versus Asp

Le soluzioni in modalità SaaS, afferma Andrea Valle, senior business development manager diAdobe Systems (www.adobe.com/it), rispetto alle piattaforme Asp, consentono alle aziende di gestire in modo più semplice e intuitivo le tecnologie, beneficiando di una maggiore flessibilità e della possibilità di avere a disposizione anche componenti di servizio aggiuntive integrate nelle piattaforme, che permettono una gestione dell’It più efficiente.

La modalità di fruizione SaaS consente inoltre, a vantaggio in particolare di piccole e medie imprese, di utilizzare soluzioni personalizzate e create su misura.

Se pensiamo ai servizi proposti negli anni 90, lo scorso secolo non solo dal punto di vista anagrafico ma anche tecnologico, e quelli del “Web 2.0” ci sono differenze su entrambe i fronti, sottolinea Maurizio Paci, marketing program manager di EMC (http://italy.emc.com). La tecnologia di rete e di memorizzazione è oggi più pervasiva e più accessibile, solo questo renderebbe le offerte dei “vecchi” Xsp (i provider di servizi) non paragonabili con quelle odierne. Il vero elemento differenziatore, oggi, è l’interfaccia utente, l’estrema facilità d’uso dei sistemi che li rende fruibili da utilizzatori inesperti. Gli stessi utenti che un dipartimento It dovrebbe seguire con sforzi elevati e che oggi prelevano da Internet un servizio migliore. Il vero trucco quindi è il bilanciamento dei costi di servizio, e degli sforzi per erogarlo, da una parte e la qualità dello stesso dall’altra. Dal punto di vista infrastrutturale EMC supporta i service provider sin dai primi anni delle dotcom, il modello di business di queste aziende è cambiato, mentre non è cambiata la necessità di avere un’infrastruttura flessibile e scalabile.

 
Il cloud computing

Carlo Marchini, responsabile della divisione Enterprise di Google in Italia (www.google.it), più che di SaaS preferisce parlare di cloud computing, in quanto, a suo avviso, questo termine esprime un concetto di It più ampio e più moderno. Non un puro passaggio dal pagamento della licenza a quello per l’uso del prodotto, bensì la possibilità per l’azienda di eliminare totalmente i costi fissi derivati dalla necessità di ospitare applicazioni sui propri server, di mantenerle, di potenziare periodicamente l’hardware ed effettuare l’upgrade del software. Questo nuovo paradigma è basato sulla possibilità di utilizzare le risorse di calcolo in modo simile a come si usa l’acqua o l’energia elettrica, attraverso una rete di risorse distribuite accessibili a livello globale e gestite in modo centralizzato dal provider del servizio. L’utente deve semplicemente “aprire il rubinetto” o “premere l’interruttore” per usufruire del servizio ovvero, nel caso dell’It, per avere a disposizione la potenza di elaborazione e le applicazioni.

Spinto dall’evoluzione di Internet, il cloud computing introduce uno schema secondo il quale qualsiasi dispositivo dotato di connessione a Internet in qualsiasi parte del mondo può divenire il punto di accesso istantaneo ai servizi e alle applicazioni residenti sui potenti server del fornitore del servizio. In questo schema, il software non si compra e si installa, ma si utilizza dietro pagamento di un canone di abbonamento. «Nel caso delle Google Apps Premier, ad appena 40 euro per utente l’anno, l’azienda dispone di tutto ciò che serve per la normale produttività d’ufficio (casella di posta da 25  GB, elaboratore di testi, foglio elettronico, sistema per la creazione e condivisione di presentazioni) e molto di più, come Google Sites, per creare in pochi minuti un sito Web condivisibile all’interno o all’esterno dell’azienda e utilizzabile come semplice archivio di documentazione o come una vera e propria intranet collaborativa. O ancora Google Video for Business, che consente di eliminare totalmente le costose piattaforme di streaming video e disporre di 3 GB per utente per l’archiviazione di video nei formati più diffusi e la loro condivisione all’interno dell’impresa».

Una soluzione SaaS, secondo Eugenio Barozzi, Lotus technical sales manager, IBM Italia(www.ibm.com/it), si indirizza a tutte le aziende ma, in particolare, alle medie e piccole, in cui l’It non deve rappresentare un problema, in termini di aumento di costi e di risorse da impiegare, ma come uno strumento facile e pronto all’uso, un po’ come un fax o un bancomat. Queste imprese non hanno le risorse tecniche per preoccuparsi della infrastruttura, ma, allo stesso tempo, vorrebbero poter scegliere il servizio che più si adatta alle proprie esigenze, in termini di funzionalità e di prezzo, che sia flessibile e fruibile dal Web. Una soluzione in modalità Software-as-a-Service, risponde a tutte queste esigenze. Inoltre, un’azienda che eroga soluzioni SaaS, a differenza di quelle Asp, fornisce un servizio standard, uguale per tutti i propri clienti e questo le consente di fare economie di scala.

 
Una profonda trasformazione

L’industria It, secondo l’analisi di Enrico Bonatti, direttore della divisione Information Worker di Microsoft Italia (www.microsoft.it), è nel bel mezzo di una profonda trasformazione, dove le applicazioni e le esperienze chiave verranno sempre più distribuite attraverso il Web. Questa nuova ondata di computing è pervasiva in tutti i settori e permette alle aziende di facilitare gli accessi online a servizi quali e-mail, creazione di documenti, condivisione e gestione, dando, nel contempo, alle persone maggiore efficienza in tutte le attività in cui la connessione e il pronto reperimento delle informazioni sono componenti fondamentali per creare valore aggiunto per la propria azienda.

Il mercato mondiale del Software-as-a-Service, conferma Martina Trentini, direttore di Netviewer Italia (www.netviewer.com), sta evidenziando crescite elevate  e si prevede che entro il 2011 questo segmento crescerà a un ritmo il doppio più veloce, così come per l’intero mercato del software.

Moderne software house come Salesforce.com, Netviewer o Projectplace offrono soluzioni SaaS già da anni. L’intera infrastruttura risiede dal produttore e viene costantemente aggiornata con la più moderna tecnologia. Decadono le spese per l’implementazione, l’assistenza e il cambio release. Le imprese possono richiedere l’abbonamento al servizio per pochi utenti all’inizio e aumentarne il numero in qualsiasi momento.

L’esperienza mostra che le soluzioni SaaS consentono di risparmiare sui costi totali di possesso (Tco) rispetto ai comuni modelli di licensing. Sempre più imprese si rendono ormai conto che gran parte delle funzioni e delle licenze di programmi complessi e costosi non vengono semplicemente mai utilizzate. IDC stima che nel caso di software per Web-conferencing basato su comuni sistemi di licensing, il 70% della spesa complessiva è rappresentata da costi di mano d’opera nascosti. Un servizio basato su Web non richiede né corsi di formazione del personale, né ulteriore hardware, è semplice da ordinare e può essere subito utilizzato.

In crescita in tutti i settori

Il mercato del SaaS sta conoscendo una grande crescita che interessa tutti i settori, ci assicuraChristian D’Aversa, business development manager di Progress Software Italia(www.progress.com/it): «Dalla grande distribuzione al finance, fino ad arrivare alla grande industria manifatturiera. I vantaggi di questo modello sono ormai noti: maggiore agilità del business, riduzione dei costi di investimento, riduzione dei tempi di implementazione e di Roi. Rispetto al modello Asp, il SaaS, che di esso rappresenta l'evoluzione, presenta migliori capacità di integrazione con processi e infrastrutture, e costi di gestione ridotti, grazie specialmente alle architetture multi-tenant, capaci di ottimizzare la ripartizione del carico e assicurare grande scalabilità».

I vantaggi per le organizzazioni, osserva Fausto Pacinelli, direttore generale di RDS Software(www.rds-software.com), sono legati al business generato dalla soluzione prescelta: rispetto ai sistemi tradizionali, i SaaS risultano maggiormente competitivi in quanto, oltre a evitare alle aziende importanti investimenti in licenze e gestione del sistema, si caratterizzano per essere di facile utilizzo e flessibili. Le soluzioni RDS Software sono ugualmente efficienti per le grandi fino alle micro-imprese, adattabili secondo verticalizzazioni che le rendono intuitive per tutte le tipologie di organizzazione, mantenendo inalterate sia affidabilità che alte prestazioni.

I settori cui si rivolgono sono dunque molteplici: in particolare si constata una crescita di interesse da parte della Pa, dei trasporti pubblici e delle aziende multiutility.

Angelo Cian, product manager MicroERP di Zucchetti (www.zucchetti.it) crede che il SaaS possa soddisfare una domanda del mercato ancora inespressa o, per meglio dire, a cui le precedenti soluzioni Asp non hanno saputo rispondere in modo efficace.

L’Asp, infatti, secondo il suo parere, non ha avuto successo perché mancava la cultura, la necessaria struttura di erogazione e la diffusione della banda larga, ma soprattutto perché si è tentato di adattare a questo modello le applicazioni pensate e sviluppate in modalità client-server. «In Zucchetti, invece, abbiamo realizzato MicroERP (www.microerp.it), una soluzione gestionale Web nativa che è un Software-as-a-Service a tutti gli effetti e che, nella nostra strategia, intercetta le esigenze sia delle piccole aziende che dei titolari di partita Iva».

Con MicroERP, infatti, diventa possibile innestare quel circolo virtuoso in chiave collaborativa in base al quale l’azienda può disporre in modo facile e veloce dei propri dati contabili e di magazzino, mentre il commercialista (o l’associazione di categoria) a cui essa si appoggia vede ridursi la quantità di tempo da dedicare alla semplice reimputazione dei dati per assumere il ruolo ben più strategico di consulente amministrativo.

 
Vendor e player

I vendor che oggi si sono già avvicinati al SaaS con un’offerta disponibile per essere integrata dalle aziende tra i propri strumenti tecnologici, sottolinea Andrea Valle di Adobe, sono i player che hanno creduto da subito nel Web e nella sua capacità di agevolare l’uso delle tecnologie.

Tutti i grandi player stanno cercando di andare in questa direzione, visto anche il ruolo fondamentale della diffusione dell’accesso a banda larga e della sempre maggiore richiesta da parte delle aziende di soluzioni di questo tipo. «Adobe per esempio ha già iniziato a portare su browser una serie di strumenti e servizi di alto livello come Acrobat.com, soluzione immediata e semplice per la gestione dei documenti elettronici con la possibilità di utilizzare, tra gli altri servizi, il programma di videoscrittura Adobe Buzzword, e il software Adobe Acrobat Connect Pro, che offre l’accesso immediato a riunioni interattive».

Secondo l’ esperienza di Maurizio Paci e ascoltando quotidianamente clienti e partner EMC sul territorio, il mercato italiano è un terreno molto particolare e presenta due peculiarità: «molti clienti “concentrati” sul loro core business e grandi realtà che vendono servizi. I primi sono rappresentati dalla piccola e media impresa, tipicamente focalizzata sul proprio business, quindi non attenta a problematiche It; i secondi sono i grandi carrier di telecomunicazioni e le grandi banche, impegnati a differenziare la propria offerta per coccolare i clienti e raggiungerne di nuovi. Per entrambe queste categorie lo storage remoto è una soluzione, per non parlare poi dell’utenza domestica, l’approccio “as-a-service” permette proprio di dimenticarsi di quelle operazioni che impegnano tempo e denaro senza dare alcun contributo all’operatività e al fatturato dell’azienda. Se poi ci concentriamo sulla piccola e media impresa, grande bacino di utenza in Italia, l’esperienza rileva una voragine di “inesperienza” sulle tematiche di salvataggio, ripristino e protezione dei dati, sia per quanto riguarda le nuove tecnologie che per le metodologie applicate, in questo caso delegare la protezione dei dati a terzi fa risparmiare sia in investimenti che in formazione del personale. L'offerta è da intravedersi come una piattaforma sulla quale innestare diversi servizi, il più semplice da mettere subito all'opera è il backup e restore dei dati, come nell'offerta EMC Mozy».

 
I potenziali vincitori

Su questo mercato, i player vincenti saranno, secondo Carlo Marchini di Google, quelli che potranno garantire le enormi risorse di calcolo necessarie per erogare il servizio in modo efficiente e totalmente sicuro. «Google ha diversi data center sparsi per il mondo, offre un uptime garantito del 99,9% per tutte le applicazioni della propria suite Apps Premier e la tecnologia di sicurezza di un leader come Postini e non ha una base di installato legacy da proteggere, perché nasce con Internet nel Dna. Ecco perché riteniamo di poter giocare un ruolo da protagonisti su un mercato la cui evoluzione vedrà un sempre maggiore ampliamento della tipologia di applicazioni fornite da un numero crescente di soggetti».

Il potenziale e lo scenario delineato sono enormi, spinti dalla sempre maggiore potenza di elaborazione disponibile a supporto delle applicazioni Web e dalla crescente sicurezza. In questo scenario, Internet evolve da meta statica usata solo per cercare o pubblicare informazioni ad ambiente di lavoro e intrattenimento dinamico dove i dipendenti di un’azienda possono creare e condividere informazioni e accedere alle proprie applicazioni preferite indifferentemente dall’ufficio, da casa o dalla sala d’aspetto dell’aeroporto.

Nel mercato attuale, ci sono alcune offerte verticali per strumenti di Crm e Sales force automation, conferma Eugenio Barozzi di Lotus IBM. L’evoluzione è continua: IBM, per esempio, ha recentemente presentato Bluehouse, una soluzione SaaS per la collaborazione, che include alcuni servizi utili alle aziende, dai form elettronici alla gestione dei clienti, e si affianca alla soluzione di Web meeting, Sametime Unyte. E il 22 ottobre ha rilasciato Lotus Notes Hosted Messaging, la versione SaaS del proprio popolare client e-mail.

 
Combinare hosting e cloud computing

Microsoft, come ci illustra Enrico Bonatti, con la propria strategia “Software plus Services” si propone di integrare la sicurezza, la disponibilità e l’affidabilità del software con i servizi Web-based, con la possibilità di scegliere tra l’hosting di alcune applicazioni on-premise, il cloud computing o una combinazione delle due modalità. Grazie a questo modello ibrido, le aziende possono focalizzarsi sugli utenti e sulla produttività, invece di concentrarsi sull’implementazione dei modelli, garantendo una user experience che trascende il Pc, il telefono e il Web. Inoltre, grazie alla possibilità di avere a disposizione importanti dati e strumenti sia in modalità on-premise che online, le aziende non sono costrette a scegliere tra la convenienza di un sistema basato sul cloud o sull’affidabilità del software on-premise.

Secondo il parere di Christian D’Aversa di Progress Software, il modello SaaS è destinato a crescere anche se, come spesso accade, in Italia i tempi non sono ancora del tutto maturi, e questo nonostante i riscontri e le esperienze siano molto positivi. La maggiore difficoltà è convincere il mercato che il modello SaaS sia soprattutto uno strumento per aumentare l'efficienza, combattendo così la tradizionale paura di "perdere il controllo". E' su questa sfida che si dovranno misurare i più grandi vendor.

E’ ancora forte la diffidenza, vuole sottolineare Fausto Pacinelli di RDS Software, soprattutto nelle aziende non strutturate, verso una gestione esterna dei propri dati. Questa dovrà essere vinta, per una reale evoluzione del mercato: RDS Software propone a tal fine contratti con clausole cautelative per il cliente, oltre alla possibilità di effettuare test di prova del sistema.

I player che giocheranno un ruolo fondamentale sono quelli che da tempo offrono soluzioni personalizzate grazie alle quali possono avere un portfolio clienti eterogeneo che comprenda aziende di diverse dimensioni.

L’offerta del mercato non è ancora ben delineata, insiste Angelo Cian di Zucchetti, e i player internazionali hanno scelto una tattica “attendista”. «Zucchetti, come è nel suo stile, ha scelto di investire sulla tecnologia Web e sul SaaS con grande anticipo rispetto ai tempi; non stiamo parlando solo del gestionale MicroERP, perché la nostra strategia in ottica SaaS è molto più ampia e riguarda diverse linee di prodotti, come per esempio SOStitutiva (http://www.sostitutivazucchetti.it/), la soluzione per la conservazione sostitutiva dei documenti».

Tutti d’accordo, dunque, sulle prospettive di sviluppo di questa nuova modalità di fornitura e fruizione del software. Certo si può obiettare che molti dei player che abbiamo sentito sviluppano soluzioni in prima battuta per il mercato americano che poi mutuano in Europa e nel nostro Paese, ma, come abbiamo visto, anche una software house tipicamente italiana, molto attenta alle tendenze in atto e future, e al tempo stesso molto concreta, già da tempo investe in questo senso.