Di Gabriele Zacchetti
Il Web 2 ha aperto una
serie di interessanti opportunità, la prima è che a fare
da client per una qualsiasi applicazione sia un semplice
browser. Se a questo aggiungiamo il fatto che la banda
larga raggiunge una consistente parte della popolazione,
viene veramente spontaneo chiedersi se sia veramente il
caso di tenersi in casa hardware e software con tutti i
problemi, e relativi costi, che a questi si
accompagnano. Se definiamo il SaaS (Software-as-a-Service)
come un software posseduto, distribuito e gestito in
remoto da un’azienda fornitrice del servizio, molto
spesso questa può essere la strada che le imprese,
soprattutto quelle di dimensioni più contenute, possono
intraprendere per liberarsi una volta per tutte dai
costi fissi di un sistema informativo.
Gli analisti in
proposito sono molto chiari e i numeri parlano da soli.
Secondo Gartner già alla fine di quest’anno il revenue a
livello worldwide per quanto riguarda i servizi SaaS
dovrebbe raggiungere i 6,4 miliardi di dollari contro i
5,1 dello scorso anno, il che rappresenta un aumento del
27% circa. Ma il dato più significativo è che il valore
dovrebbe toccare nel 2012 quota 14,7 miliardi.
Non è certo la prima
volta che il problema sorge e viene affrontato. Non
molto tempo indietro si era parlato di Asp e, nonostante
le attese e le previsioni favorevoli a una soluzione di
questo tipo, i risultati si sono rivelati alquanto
modesti. Ma i tempi sono cambiati, siamo in un nuovo
millennio. Siamo pronti per un salto epocale? Quanto
possono essere attendibili le previsioni degli analisti?
Per capirne di più ci
siamo rivolti come sempre ad aziende del settore che
stanno investendo con un sempre maggior interesse in
questa direzione.
SaaS versus Asp
Le soluzioni in
modalità SaaS, afferma Andrea
Valle, senior
business development manager diAdobe
Systems (www.adobe.com/it), rispetto
alle piattaforme Asp, consentono alle aziende di gestire
in modo più semplice e intuitivo le tecnologie,
beneficiando di una maggiore flessibilità e della
possibilità di avere a disposizione anche componenti di
servizio aggiuntive integrate nelle piattaforme, che
permettono una gestione dell’It più efficiente.
La modalità di
fruizione SaaS consente inoltre, a vantaggio in
particolare di piccole e medie imprese, di utilizzare
soluzioni personalizzate e create su misura.
Se pensiamo ai servizi
proposti negli anni 90, lo scorso secolo non solo dal
punto di vista anagrafico ma anche tecnologico, e quelli
del “Web 2.0” ci sono differenze su entrambe i fronti,
sottolinea Maurizio
Paci, marketing
program manager di EMC (http://italy.emc.com).
La tecnologia di rete e di memorizzazione è oggi più
pervasiva e più accessibile, solo questo renderebbe le
offerte dei “vecchi” Xsp (i provider di servizi) non
paragonabili con quelle odierne. Il vero elemento
differenziatore, oggi, è l’interfaccia utente, l’estrema
facilità d’uso dei sistemi che li rende fruibili da
utilizzatori inesperti. Gli stessi utenti che un
dipartimento It dovrebbe seguire con sforzi elevati e
che oggi prelevano da Internet un servizio migliore. Il
vero trucco quindi è il bilanciamento dei costi di
servizio, e degli sforzi per erogarlo, da una parte e la
qualità dello stesso dall’altra. Dal punto di vista
infrastrutturale EMC supporta i service provider sin dai
primi anni delle dotcom, il modello di business di
queste aziende è cambiato, mentre non è cambiata la
necessità di avere un’infrastruttura flessibile e
scalabile.
Il cloud computing
Carlo Marchini,
responsabile della divisione Enterprise di Google in
Italia (www.google.it),
più che di SaaS preferisce parlare di cloud computing,
in quanto, a suo avviso, questo termine esprime un
concetto di It più ampio e più moderno. Non un puro
passaggio dal pagamento della licenza a quello per l’uso
del prodotto, bensì la possibilità per l’azienda di
eliminare totalmente i costi fissi derivati dalla
necessità di ospitare applicazioni sui propri server, di
mantenerle, di potenziare periodicamente l’hardware ed
effettuare l’upgrade del software. Questo nuovo
paradigma è basato sulla possibilità di utilizzare le
risorse di calcolo in modo simile a come si usa l’acqua
o l’energia elettrica, attraverso una rete di risorse
distribuite accessibili a livello globale e gestite in
modo centralizzato dal provider del servizio. L’utente
deve semplicemente “aprire il rubinetto” o “premere
l’interruttore” per usufruire del servizio ovvero, nel
caso dell’It, per avere a disposizione la potenza di
elaborazione e le applicazioni.
Spinto dall’evoluzione
di Internet, il cloud computing introduce uno schema
secondo il quale qualsiasi dispositivo dotato di
connessione a Internet in qualsiasi parte del mondo può
divenire il punto di accesso istantaneo ai servizi e
alle applicazioni residenti sui potenti server del
fornitore del servizio. In questo schema, il software
non si compra e si installa, ma si utilizza dietro
pagamento di un canone di abbonamento. «Nel caso delle
Google Apps Premier, ad appena 40 euro per utente
l’anno, l’azienda dispone di tutto ciò che serve per la
normale produttività d’ufficio (casella di posta da 25
GB, elaboratore di testi, foglio elettronico, sistema
per la creazione e condivisione di presentazioni) e
molto di più, come Google Sites, per creare in pochi
minuti un sito Web condivisibile all’interno o
all’esterno dell’azienda e utilizzabile come semplice
archivio di documentazione o come una vera e propria
intranet collaborativa. O ancora Google Video for
Business, che consente di eliminare totalmente le
costose piattaforme di streaming video e disporre di 3
GB per utente per l’archiviazione di video nei formati
più diffusi e la loro condivisione all’interno
dell’impresa».
Una soluzione SaaS,
secondo Eugenio
Barozzi, Lotus technical sales manager, IBM Italia(www.ibm.com/it),
si indirizza a tutte le aziende ma, in particolare, alle
medie e piccole, in cui l’It non deve rappresentare un
problema, in termini di aumento di costi e di risorse da
impiegare, ma come uno strumento facile e pronto
all’uso, un po’ come un fax o un bancomat. Queste
imprese non hanno le risorse tecniche per preoccuparsi
della infrastruttura, ma, allo stesso tempo, vorrebbero
poter scegliere il servizio che più si adatta alle
proprie esigenze, in termini di funzionalità e di
prezzo, che sia flessibile e fruibile dal Web. Una
soluzione in modalità Software-as-a-Service, risponde a
tutte queste esigenze. Inoltre, un’azienda che eroga
soluzioni SaaS, a differenza di quelle Asp, fornisce un
servizio standard, uguale per tutti i propri clienti e
questo le consente di fare economie di scala.
Una profonda trasformazione
L’industria It, secondo
l’analisi di Enrico
Bonatti, direttore
della divisione Information Worker di Microsoft Italia (www.microsoft.it),
è nel bel mezzo di una profonda trasformazione, dove le
applicazioni e le esperienze chiave verranno sempre più
distribuite attraverso il Web. Questa nuova ondata di
computing è pervasiva in tutti i settori e permette alle
aziende di facilitare gli accessi online a servizi quali
e-mail, creazione di documenti, condivisione e gestione,
dando, nel contempo, alle persone maggiore efficienza in
tutte le attività in cui la connessione e il pronto
reperimento delle informazioni sono componenti
fondamentali per creare valore aggiunto per la propria
azienda.
Il mercato mondiale del
Software-as-a-Service, conferma Martina
Trentini, direttore di Netviewer Italia (www.netviewer.com),
sta evidenziando crescite elevate e si prevede che
entro il 2011 questo segmento crescerà a un ritmo il
doppio più veloce, così come per l’intero mercato del
software.
Moderne software house
come Salesforce.com, Netviewer o Projectplace offrono
soluzioni SaaS già da anni. L’intera infrastruttura
risiede dal produttore e viene costantemente aggiornata
con la più moderna tecnologia. Decadono le spese per
l’implementazione, l’assistenza e il cambio release. Le
imprese possono richiedere l’abbonamento al servizio per
pochi utenti all’inizio e aumentarne il numero in
qualsiasi momento.
L’esperienza mostra che
le soluzioni SaaS consentono di risparmiare sui costi
totali di possesso (Tco) rispetto ai comuni modelli di
licensing. Sempre più imprese si rendono ormai conto che
gran parte delle funzioni e delle licenze di programmi
complessi e costosi non vengono semplicemente mai
utilizzate. IDC stima che nel caso di software per
Web-conferencing basato su comuni sistemi di licensing,
il 70% della spesa complessiva è rappresentata da
costi di mano d’opera nascosti. Un servizio basato
su Web non richiede né corsi di formazione del
personale, né ulteriore hardware, è semplice da ordinare
e può essere subito utilizzato.
In crescita in tutti
i settori
Il mercato del SaaS sta
conoscendo una grande crescita che interessa tutti i
settori, ci assicuraChristian D’Aversa, business
development manager di Progress Software Italia(www.progress.com/it):
«Dalla grande distribuzione al finance, fino ad arrivare
alla grande industria manifatturiera. I vantaggi di
questo modello sono ormai noti: maggiore agilità del
business, riduzione dei costi di investimento, riduzione
dei tempi di implementazione e di Roi. Rispetto al
modello Asp, il SaaS, che di esso rappresenta
l'evoluzione, presenta migliori capacità di integrazione
con processi e infrastrutture, e costi di gestione
ridotti, grazie specialmente alle architetture
multi-tenant, capaci di ottimizzare la ripartizione del
carico e assicurare grande scalabilità».
I vantaggi per le
organizzazioni, osserva Fausto
Pacinelli, direttore
generale di RDS Software(www.rds-software.com),
sono legati al business generato dalla soluzione
prescelta: rispetto ai sistemi tradizionali, i SaaS
risultano maggiormente competitivi in quanto, oltre a
evitare alle aziende importanti investimenti in licenze
e gestione del sistema, si caratterizzano per essere di
facile utilizzo e flessibili. Le soluzioni RDS Software
sono ugualmente efficienti per le grandi fino alle
micro-imprese, adattabili secondo verticalizzazioni che
le rendono intuitive per tutte le tipologie di
organizzazione, mantenendo inalterate sia affidabilità
che alte prestazioni.
I settori cui si
rivolgono sono dunque molteplici: in particolare si
constata una crescita di interesse da parte della Pa,
dei trasporti pubblici e delle aziende multiutility.
Angelo Cian, product
manager MicroERP di Zucchetti (www.zucchetti.it)
crede che il SaaS possa soddisfare una domanda del
mercato ancora inespressa o, per meglio dire, a cui le
precedenti soluzioni Asp non hanno saputo rispondere in
modo efficace.
L’Asp, infatti, secondo
il suo parere, non ha avuto successo perché mancava la
cultura, la necessaria struttura di erogazione e la
diffusione della banda larga, ma soprattutto perché si è
tentato di adattare a questo modello le applicazioni
pensate e sviluppate in modalità client-server. «In
Zucchetti, invece, abbiamo realizzato MicroERP (www.microerp.it),
una soluzione gestionale Web nativa che è un
Software-as-a-Service a tutti gli effetti e che, nella
nostra strategia, intercetta le esigenze sia delle
piccole aziende che dei titolari di partita Iva».
Con MicroERP, infatti,
diventa possibile innestare quel circolo virtuoso in
chiave collaborativa in base al quale l’azienda può
disporre in modo facile e veloce dei propri dati
contabili e di magazzino, mentre il commercialista (o
l’associazione di categoria) a cui essa si appoggia vede
ridursi la quantità di tempo da dedicare alla semplice
reimputazione dei dati per assumere il ruolo ben più
strategico di consulente amministrativo.
Vendor e player
I vendor che oggi si
sono già avvicinati al SaaS con un’offerta disponibile
per essere integrata dalle aziende tra i propri
strumenti tecnologici, sottolinea Andrea
Valle di
Adobe, sono i player che hanno creduto da subito nel Web
e nella sua capacità di agevolare l’uso delle
tecnologie.
Tutti i grandi player
stanno cercando di andare in questa direzione, visto
anche il ruolo fondamentale della diffusione
dell’accesso a banda larga e della sempre maggiore
richiesta da parte delle aziende di soluzioni di questo
tipo. «Adobe per esempio ha già iniziato a portare su
browser una serie di strumenti e servizi di alto livello
come Acrobat.com, soluzione immediata e semplice per la
gestione dei documenti elettronici con la possibilità di
utilizzare, tra gli altri servizi, il programma di
videoscrittura Adobe Buzzword, e il software Adobe
Acrobat Connect Pro, che offre l’accesso immediato a
riunioni interattive».
Secondo l’ esperienza
di Maurizio
Paci e
ascoltando quotidianamente clienti e partner EMC sul
territorio, il mercato italiano è un terreno molto
particolare e presenta due peculiarità: «molti clienti
“concentrati” sul loro core business e grandi realtà che
vendono servizi. I primi sono rappresentati dalla
piccola e media impresa, tipicamente focalizzata sul
proprio business, quindi non attenta a problematiche It;
i secondi sono i grandi carrier di telecomunicazioni e
le grandi banche, impegnati a differenziare la propria
offerta per coccolare i clienti e raggiungerne di nuovi.
Per entrambe queste categorie lo storage remoto è una
soluzione, per non parlare poi dell’utenza domestica,
l’approccio “as-a-service” permette proprio di
dimenticarsi di quelle operazioni che impegnano tempo e
denaro senza dare alcun contributo all’operatività e al
fatturato dell’azienda. Se poi ci concentriamo sulla
piccola e media impresa, grande bacino di utenza in
Italia, l’esperienza rileva una voragine di
“inesperienza” sulle tematiche di salvataggio,
ripristino e protezione dei dati, sia per quanto
riguarda le nuove tecnologie che per le metodologie
applicate, in questo caso delegare la protezione dei
dati a terzi fa risparmiare sia in investimenti che in
formazione del personale. L'offerta è da intravedersi
come una piattaforma sulla quale innestare diversi
servizi, il più semplice da mettere subito all'opera è
il backup e restore dei dati, come nell'offerta EMC Mozy».
I potenziali vincitori
Su questo mercato, i
player vincenti saranno, secondo Carlo
Marchini di
Google, quelli che potranno garantire le enormi risorse
di calcolo necessarie per erogare il servizio in modo
efficiente e totalmente sicuro. «Google ha diversi data
center sparsi per il mondo, offre un uptime garantito
del 99,9% per tutte le applicazioni della propria suite
Apps Premier e la tecnologia di sicurezza di un leader
come Postini e non ha una base di installato legacy da
proteggere, perché nasce con Internet nel Dna. Ecco
perché riteniamo di poter giocare un ruolo da
protagonisti su un mercato la cui evoluzione vedrà un
sempre maggiore ampliamento della tipologia di
applicazioni fornite da un numero crescente di
soggetti».
Il potenziale e lo
scenario delineato sono enormi, spinti dalla sempre
maggiore potenza di elaborazione disponibile a supporto
delle applicazioni Web e dalla crescente sicurezza. In
questo scenario, Internet evolve da meta statica usata
solo per cercare o pubblicare informazioni ad ambiente
di lavoro e intrattenimento dinamico dove i dipendenti
di un’azienda possono creare e condividere informazioni
e accedere alle proprie applicazioni preferite
indifferentemente dall’ufficio, da casa o dalla sala
d’aspetto dell’aeroporto.
Nel mercato attuale, ci
sono alcune offerte verticali per strumenti di Crm e
Sales force automation, conferma Eugenio
Barozzi di
Lotus IBM. L’evoluzione è continua: IBM, per esempio, ha
recentemente presentato Bluehouse, una soluzione SaaS
per la collaborazione, che include alcuni servizi utili
alle aziende, dai form elettronici alla gestione dei
clienti, e si affianca alla soluzione di Web meeting,
Sametime Unyte. E il 22 ottobre ha rilasciato Lotus
Notes Hosted Messaging, la versione SaaS del proprio
popolare client e-mail.
Combinare hosting e cloud computing
Microsoft, come ci
illustra Enrico
Bonatti, con la propria strategia “Software plus
Services” si propone di integrare la sicurezza, la
disponibilità e l’affidabilità del software con i
servizi Web-based, con la possibilità di scegliere tra
l’hosting di alcune applicazioni on-premise, il cloud
computing o una combinazione delle due modalità. Grazie
a questo modello ibrido, le aziende possono focalizzarsi
sugli utenti e sulla produttività, invece di
concentrarsi sull’implementazione dei modelli,
garantendo una user experience che trascende il Pc, il
telefono e il Web. Inoltre, grazie alla possibilità di
avere a disposizione importanti dati e strumenti sia in
modalità on-premise che online, le aziende non sono
costrette a scegliere tra la convenienza di un sistema
basato sul cloud o sull’affidabilità del software
on-premise.
Secondo il parere di Christian
D’Aversa di
Progress Software, il modello SaaS è destinato a
crescere anche se, come spesso accade, in Italia i tempi
non sono ancora del tutto maturi, e questo nonostante i
riscontri e le esperienze siano molto positivi. La
maggiore difficoltà è convincere il mercato che il
modello SaaS sia soprattutto uno strumento per aumentare
l'efficienza, combattendo così la tradizionale paura di
"perdere il controllo". E' su questa sfida che si
dovranno misurare i più grandi vendor.
E’ ancora forte la
diffidenza, vuole sottolineare Fausto
Pacinelli di
RDS Software, soprattutto nelle aziende non strutturate,
verso una gestione esterna dei propri dati. Questa dovrà
essere vinta, per una reale evoluzione del mercato: RDS
Software propone a tal fine contratti con clausole
cautelative per il cliente, oltre alla possibilità di
effettuare test di prova del sistema.
I player che
giocheranno un ruolo fondamentale sono quelli che da
tempo offrono soluzioni personalizzate grazie alle quali
possono avere un portfolio clienti eterogeneo che
comprenda aziende di diverse dimensioni.
L’offerta del mercato
non è ancora ben delineata, insiste Angelo
Cian di
Zucchetti, e i player internazionali hanno scelto una
tattica “attendista”. «Zucchetti, come è nel suo stile,
ha scelto di investire sulla tecnologia Web e sul SaaS
con grande anticipo rispetto ai tempi; non stiamo
parlando solo del gestionale MicroERP, perché la nostra
strategia in ottica SaaS è molto più ampia e riguarda
diverse linee di prodotti, come per esempio SOStitutiva
(http://www.sostitutivazucchetti.it/),
la soluzione per la conservazione sostitutiva dei
documenti».
Tutti d’accordo,
dunque, sulle prospettive di sviluppo di questa nuova
modalità di fornitura e fruizione del software. Certo si
può obiettare che molti dei player che abbiamo sentito
sviluppano soluzioni in prima battuta per il mercato
americano che poi mutuano in Europa e nel nostro Paese,
ma, come abbiamo visto, anche una software house
tipicamente italiana, molto attenta alle tendenze in
atto e future, e al tempo stesso molto concreta, già da
tempo investe in questo senso.